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Informatica e spionaggio


 

 

 

 

 

 

 

Dati ed informazioni non si rubano necessariamente e solo con l’informatica. In molti casi si usa una disciplina più comlessa, lo spionaggio...

Forse il concetto di “spionaggio” sembra esagerato, forse evoca immagini alla 007, sicuramente evoca una realtà che è sempre stata presente e non è mai, mai, mai andata in pensione, è un concetto molto esteso che incorpora molte discipline e tecnologie anche complesse (inclusa l'informatica).
Oggi va di moda pronunciare termini come cibersecurity, sicurezza informatica, sicurezza IT, privacy. Termini legati senza dubbio alle problematiche di sicurezza di un comparto molto importante, quello informatico appunto e strettamente legato alla sicurezza dei dati. In molti casi però il furto di dati ed informazioni si gioca in contesti molto diversi o dove il comparto informatico rappresenta solo una parte, a volte anche molto marginale.
Lo sanno bene coloro che vendono articoli come: microspie, microregistratori, software spia ed i prodotti più svariati e particolari, o coloro che come me fanno anche bonifiche da microspie o che si occupano di spionaggio o coloro che si occupano di investigazioni.
Diversi anni fa, nel periodo della crisi finanziaria, la vendita di articoli elettronici da spionaggio era aumentata dell’800%. Un motivo ci sarà stato se la maggior parte degli acquisti erano discreti, fuori bilancio e fatti per la quasi totalità per l’ambito aziendale? Da che mondo e mondo le attività di spionaggio sono sempre esistite, nella storia dell’uomo si sono via via affinate diventando sempre più insidiose con l’ausilio della tecnologia. Ciò le ha rese molto “redditizie” perché molte volte con poco sforzo si ottiene molto.Le attività di furto di dati, informazioni e di controllo viaggiano a volte sul binario informatico, altre volte su altri binari, proteggersi implica prenderli tutti in esame.Le aziende e gli enti che devono far fronte alle problematiche di sicurezza ignorano spesso alcune realtà, pensano che alcune problematiche siano “lontane” e da 007.
Quante sono secondo voi le aziende che nell’ambito della sicurezza contemplano la medesima ad ampio raggio, cercando di prendere in esame tutti gli aspetti ed entrando nei particolari, in un processo di verifica ed ottimizzazione continua? Spesso si blindano i portoni e si lasciano aperte le porticine...

Per far comprendere come la sicurezza sia complessa accenno alcuni fatti realmente accaduti:
- Una azienda molto importante e che a mio avviso aveva anche una buona impostazione di sicurezza, un bel giorno si ritrovo con le immagini pornografiche sul sito al posto delle immagini tecniche, aveva un Security Operations Center. Segnalato il problema l’analista del SOC fu bravissimo a spiegare come era avvenuto l’attacco ma non a spiegare come non se ne fossero accorti. Il SOC non era h24 e non aveva al riguardo impostato i giusti alert, stiamo parlando di una azienda importante a livello infrastrutturale...
- Un giorno chiesi ad un avvocato: <<se domani mattina tutti i tuoi pc spariscono dal tuo ufficio per un furto, magari non tanto per i dati in sé ma per danneggiarti o rallentarti nella difesa di un tuo cliente, in quanto tempo ti rimetteresti in linea?>>, la risposta fu pressappoco: <<perderei molti clienti, cause aperte e si danneggerebbe profondamente l’immagine del mio studio legale perché non saprei come ripartire velocemente, non ho copie dei dati>>. Non aveva infatti nessun tipo di backup...
- Una importantissima azienda si ritrovò ad avere problemi con il furto di dati tramite tecnologie TEMPEST. Intercettavano le comunicazioni sui cavi ethernet… Secondo voi in quel caso, le calze di schermatura dei cavi come andavano configurate?

E non vi racconto altri aneddoti sulle superfici in vetro, nello spionaggio il vetro a volte è provvidenziale, chi si occupa di tecnologie investigative dovrebbe sapere di cosa parlo...
In tutti questi esempi c’è sempre il fattore umano spesso a fare la differenza, la tecnologia ha si i suoi limiti e le sue vulnerabilità ma spesso sono le scelte fatte a favorire in maggior o minor modo attacchi portati a buon fine.
L’umiltà esige la consapevolezza di sentirsi sempre esposti, sapendo che c’è sempre da imparare e che non si possono impedire al 100% le conseguenze degli attacchi ricevuti, ma che il farsi trovare il più possibile preparati limiterà i rischi ed i danni.
Concludendo le mie riflessioni mi permetto di dare umilmente un consiglio: se volete innalzare i livelli di sicurezza nella vostra infrastruttura avete bisogno di qualcuno che vi offra un approccio multidisciplinare, altrimenti siete finiti in pasto ai soliti venditori di prodotti… Ricordate, la sicurezza non è un prodotto, è un processo...
… e se fosse tutto semplice e se bastassero solo la sicurezza informatica e le istituzioni di viglianza non si spiegherebbe come in questi anni c’è chi ancora mette le microspie nei condotti di scarico delle acque reflue di aziende ipertecnologiche..., e non vi spiego bene ne il perché ne il percome, queste sono le mie malizie e le mie competenze (e sicuramente chi appartiene per esempio a certi ambienti militari o investigativi forse ha già capito...).

Buona sicurezza a tutti...

Andrea Guzzo

 

Deep Web, cosa contiene?
















Il Deep Web è l'insieme delle risorse Web normalmente non accessibili attraverso i normali motori di ricerca.
Mentre l'intero Web, nella parte visibile e non, raccoglie diverse centinaia di miliardi di contenuti, a noi normalmente ne risulta visibile una piccolissima percentuale (1-2%). Questo perché non è sempre possibile accedere normalmente a tutte le informazioni.


Cosa contiene la parte più nascosta?
Siti normalmente non indicizzati per motivi di servizio ma anche i contenuti più inquietanti, folli e pericolosi: immagini e filmati pornografici, immagini e filmati legati alla pedofilia, immagini e filmati violenti, siti di vendita di materiale illegale (droga, armi, software), siti governativi appositamente occultati, canali di comunicazione riservati e tutto quello che non si vuole far indicizzare o non è indicizzabile dai motori di ricerca.


I livelli del WEB:

0. Internet
Contiene la parte normalmente visibile ed indicizzata dai motori di ricerca, quella nella quale tutti normalmente navighiamo.

-1. Surface Web
Qui molti contenuti sono ancora normali e legali ma necessitano di accessi tramite proxy server o software specifico. Un esempio comune sono le reti intranet per chi si trova all'interno di reti (per esempio scolastiche o lavorative). È già possibile trovare cose strane con fini non propriamente legali.

-2. Bergie Web
Ancora accessibile tramite motori di ricerca come TOR, altri motori specifici o software specifico. Molti contenuti sono ancora leciti ma spesso non indicizzati dai normali motori di ricerca. Possiamo trovare anche contenuti creativi, pazzi, ridicoli, geniali ma soprattutto anonimi e non facilmente reperibili. Un esempio può essere il sito 4chan (https://www.4chan.org/) che è un motore specifico per contenuti anonimi.
Possiamo dire che il Surface Web ed il Burgie Web, rappresentano una via di mezzo tra il livello pienamente visibile e quello più nascosto.

-3. Deep Web
Questo è il livello più nascosto, fatto da vari sottolivelli, alcuni solo ipotizzati e non comprovati. Da qui inizia l'oscurità, solo alcuni di questi siti sono accessibili tramite la rete TOR, altri tramite altre reti e software specifico. Può contenere siti bannati per termini di violazione di servizio, per contenuti sensibili, per violazione dei diritti d'autore, c'è di tutto, per tutti i gusti, per fini leciti e non e con diversi livelli di segretezza.
In questo livello naviga spesso chi non è propriamente affine alla legalità o chi ha necessità di massima riservatezza e segretezza: traffici umani, traffici di persone, organi, armi, software, informazioni riservate, accessi a siti segreti e strettamente riservati (per esempio siti governativi). Sono presenti gruppi con fini illegali, gruppi di spionaggio e/o controspionaggio, gruppi di indagine.
In questo livello non esiste legge e non esistono regole, molti fanno i propri interessi ed affari.
È un mare immenso e mai completamente sondabile, dove navigarvi per pura curiosità e senza le dovute precauzioni, può riservare qualche brutta sorpresa.
Così come viene infatti costantemente monitorata la rete più visibile e conosciuta, da parte di sistemi di raccolta delle informazioni (es. Echelon e Carnivore) anche questo segmento di comunicazione è costantemente monitorato...


Andrea Guzzo

Il GDPR non risolverà il problema della sicurezza dei dati













Il GDPR è un importante documento emanato dall'Unione Europea, che rappresenta un tentativo di regolazione sulle modalità di gestione dei dati, al fine di proteggerne la sicurezza e la riservatezza. E' una legge importante ma così come fu il DPS (Documento Programmatico sulla Sicurezza) emanato dal Garante della privacy, sarà destinato a rimanere in molti casi inconcludente.
Già allora quando fu emanato il DPS, molte aziende si lanciarono in servizi al riguardo, che furono più commerciali che non realmente utili agli utilizzatori finali. Allora, ne vidi di tutti i colori, commercialisti che producevano il DPS per i loro clienti (senza saper tradurre correttamente la normativa e dando direttive sbagliate), attività che nascevano allo scopo di fornire servizi al riguardo (che più che aiutare, sembrava dovessero lucrare sul malcapitato, spaventato dalle multe in caso di inadempimenti), dipendenti pubblici e privati che attuavano le norme in maniera errata, servizi offerti assolutamente inutili e quant'altro.
Fu una vera giungla, dove molte aziende decisero di ignorare il tutto o attuare regole di facciata per dimostrare semplicemente sulla carta che erano in regola.
Alla fine, è accaduto e accadrà così anche per il GDPR, dove ad adeguarsi saranno principalmente le grosse aziende ma rimarra nel suo senso più profondo, incompreso ai più e specialmente alle piccole e medie attività.
Il GDPR nel suo intento è assolutamente valido ma una normativa così prolissa e generica ha prodotto costi e burocratizzazione, senza essere poi realmente utile all'effettiva protezione dei dati, se non ci credete, chiedetelo agli Hacker, bianchi, grigi o neri che siano.
Partendo dal punto, che la sicurezza non è mai al 100%, il risultato si riduce notevolmente con l'aumento di tecnologie e canali utilizzati per il trattamento dei dati. Senza che si produca in concreto una vera e propria integrazione di buone norme e best practice applicabili su tutto il comparto dei sistemi informatici e informativi, si continuerà ad essere fortemente esposti, inseguendo i mulini a vento.
Ogni azienda, ogni attività, per altro va sempre considerata a sè stessa e non potranno risolvere il problema, soluzioni standardizzate, analisi superficiali, investimenti insufficienti, risultati e scelte non verificate sul campo.
Il concetto di sicurezza inapplicato per anni, non si potrà impararlo a breve, sarà un lungo processo dove forse molti si accorgeranno che non potrà mai essere standardizzato, perchè un Hacker è creativo e non si potranno mai contrastare attacchi creativi con regole e leggi.
La tecnologia, software, apparecchiature di sicurezza sempre più complesse atte ad allegerire il lavoro dei tecnici, torneranno molto utili ma non potranno mai tradurre da soli, esperieza, buon senso e giusta forma mentis.
Più che emanare grandi normative, sono utili concetti semplici e facilmente traducibili per tutti e in pratica, diversamente, come purtroppo sta avvenendo, burocratizzeremo eccessivamente e male, il comparto informatico, privandolo in parte di quella potenzialità ed elasticità propria, capace di abbattere tempi e costi, utili per fornire servizi di qualità sempre più alta.
Mi auguro, che i burocrati della carta, non mettano mai piede nei comparti informatici, diversamente sarà una strage.

Andrea Guzzo

Quanto vale la sicurezza dei dati in azienda?













Abitualmente definisco i dati e le informazioni aziendali e privati come petrolio, i dati privati ed industriali fanno gola perchè è possibile trarne molto profitto, a livello statistico, commerciale, per atti illegali quali rivendita ad aziende concorrenti, ritorsioni economiche, danneggiamenti dell'immagine, etc.
Gli attacchi che è possibile sferrare per entrarne in possesso sono tanti, è possibile utilizzare per esempio tecniche informatiche, tecniche di spionaggio audio, video e telefoniche, sino a tecnologie molto avanzate come le tecnologie TEMPEST.
Colui che sferra l'attacco utilizzerà le tecnologie più a buon mercato ed in base alle proprie disponibilità economiche, senza però investire somme ingenti è già possibile sferrare attachi spesso molto profiqui.
Da qui, dovrebbe maturare l'idea che i dati e le informazioni, possono essere potenzialmente sempre sotto attacco ed intercettati secondo tecniche e discipline molto diverse.

Ma quanto vale la sicurezza dei dati?

Se riuscissimo a svuotare qualsiasi "contenitore" di tutti i suoi dati, lo renderemmo completamente sterile e privo di identità. I dati ci permettono di mantenere una memoria storica, una identità, di perseguire i nostri fini. Sono realmente nostri fino a quando ne abbiamo il controllo e se cadono in mani sbagliate potremmo subirne danni ingenti.
Per capire quanto valgono i dati, fate finta l'ndomani di averli persi o di averne perso il controllo e vi renderete subito conto di quanto sarebbe stato utile proteggerli...
Investite dunque per la protezione di dati ed informazioni dovrebbe essere un atto abituale e proporzionale all'inportanza delle informazioni trattate.
Il problema è che proteggere i dati ha un costo che molti non sostengono volentieri, ci si affida allora spesso a scelte raffazzonate, ma... il problema sorge quando capita qualcosa di imprevisto e grave. Allora magari ci si accorge di non aver protetto correttamente i dati dei propri clienti, che se va bene abbandonano i nostri servizi, se va male, chiedono i danni sulle nostre inadempienze. Oppure si perdono interi mesi di lavoro su importanti progetti, con l'aggavio dei costi sostenuti e di quelli che si dovranno risostenere per riallineare tutto. Non meno importanti, i rallentamenti e fermi produttivi, perchè mancano di colpo le informazioni da elaborare.
I dati e le informazioni sono il cuore di qualsiasi realtà, non proteggerli o proteggerli male oltre ad essere un atto di irresponsabilità è un atto incauto che potrà ritorcersi a proprio danno.
Chi da valore ai dati ed alle informazioni gestite all'interno della propria attività, lo dimostra in primis nel modo in cui li gestisce e protegge...

Andrea Guzzo

Ransomware, alcuni consigli...
















La prima volta che ho sentito parlare di qualcosa di simile ad un ransomware, ma senza la richiesta di riscatto, fu molto, molto tempo fa, quando un mio insegnante di manutenzione elettrotecnica industriale si lamentò che tutti i dati del laboratorio sperimentale di elettrotecnica, erano andati persi, perchè per colpa di un virus, erano stati criptati e resi inutilizzabili.
Da allora è passato molto tempo e le tecniche per danneggiare i dati si sono affinate.
Ho incontrato diverse persone che sono state colpite da ransomware di varia natura, ma quello che mi ha più colpito, non è stato il problema in sè. Piuttosto il fatto che quasi tutti erano impreparati a fronteggiare i danni causati e soprattutto privi delle difese più adeguate.
Così, alcuni hanno pagato il riscatto richiesto e hanno riavuto l'accesso in chiaro ai dati, altri hanno pagato e non hanno ottenuto nulla, con il doppio danno (files criptati ed un inutile esborso di denaro), altri che non hanno fatto ricorso al pagamento del riscatto, hanno perso irrimediabilmente i dati in prima battuta perchè privi di protezioni adeguate.
C'era chi aveva sistemi di backup non funzionanti, chi li aveva funzionanti ma incapaci di identificare anomalie sui dati di backup, chi non aveva nessuna copia di backup. Tutti vittime della propria ignoranza, di quella dei tecnici e del senso del risparmio...
La migliore soluzione è una scelta capace di identificare il problema prima che faccia danni. Garantire un sistema di backup adeguato e ben implementato, capace di preservare i dati e di identificare anomalie sui files, nel caso siano stati alterati già prima del backup.
Garantire delle scelte che aumentino in modo efficace la capacità di resilienza dell'attività, permettendo di lavorare anche in condizioni critiche.

Partendo dal fatto che non è possibile identificare una soluzione univoca per tutti, mi permetto però di identificare alcuni punti fondamentali.

  • Prevedere l'uso di un buon sistema antivirus capace di identificare anche i ransomware;
  • implementare l'utilizzo di un secondo anti-ransomware parallelo all'antivirus;
  • implementare un sistema di backup scalabile, adeguato e flessibile, capace di fare il backup di tutte le informazioni utili ed identificare se i files sono stati manipolati da un ransomware;
  • mantenere aggiornati sistemi operativi, programmi ed applicativi alle ultime versioni, installare prontamente sempre tutte le patch di sicurezza;
  • scansionare abitualmente i files, in particolare quelli scaricati o provenienti da fonti esterne;
  • utilizzare ove possibile un account utente con privilegi ridotti;
  • mantenere sempre attivi i sistemi di protezione utente, come il UAC di Windows;
  • stare molto attenti alle email, ai files allegati ed ai link presenti, le comunicazioni email continuano a rimanere una facile via di attacco;
  • nel peggiore dei casi, non pagare il riscatto.

E' chiaro che quanto descritto è solo un punto di partenza, ed invito per questo tutte le persone interessate ad un approfondimento generale...

Andrea Guzzo

15 domande di autovalutazione sul livello di sicurezza di una attività














Ben inteso, queste poche domande non possono essere esaustive ma vogliono essere utili e se vogliamo provocatorie, per chi normalmente pensa che bastino pochi elementi per mantenere in sicurezza, dati ed informazioni di una qualsiasi attività. Buona riflessione...

1. E' valutata la sicurezza dei dati e delle informazioni aziendali solo a livello IT o a 360 gradi? (Furto, incendio, attività di spionaggio, social engineering, etc.).
Va di moda oggi parlare di sicurezza ed il termine si associa con facilità ed inevitabilmente al comparto informatico. I dati e le informazioni dovrebbero essere visti come un qualcosa di liquido capaci di assumere qualsiasi forma. I dati vengono comunicati a voce, viaggiano su linee elettriche, via cavo, su fibra, insomma in una miriade di modalità.
La sicurezza di una attività inizia dalle serrature e porte di accesso e continua su tutto ciò che comunica e porta dati all'esterno, indifferentemente che siano supporti, tecnologie e persone. Ciò espone ad una miriade di possibilità di attacco per ledere e carpire informazioni utili, una mancanza di attenzione od una focalizzazione solo su alcuni particolari rende fortemente esposti.

2. E' utilizzato abitualmente solo software costantemente aggiornato alle ultime versioni e relativi aggiornamenti di sicurezza?
Utilizzare software non più supportato, che siano sistemi operativi piuttosto che programmi o applicazioni, ci espone in maniera forte a vulnerabilità ed attacchi.

3. Le chiavi degli autoveicoli aziendali in parcheggio sono custodite abitualmente in cassaforte?
La sicurezza di una attività è basata sui dettagli, con un facile accesso ai veicoli, in caso di tentativi di furto, è possibile portare via beni preziosi dell'attività, compresi macchinari, attrezzature, documenti, hardware e software. Tutto ciò che viene rubato può anche essere utilizzato per eventuali estorsioni.

4. Se oggi rubassero tutto l'Hardware aziendale, rimarrebero ancora a disposizione tutti i dati necessari per poter continuare a lavorare?
La resilienza e la continuità del business all'interno di una attività è fondamentale. Qualsiasi attività dovrebbe essere in grado di mantenere la propria capacità operativa a seguito di danni e problemi sui dati e le informazioni, ache se agli inizi ridotta.

5. Il personale aziendale è formato per fronteggiare attacchi di Social Engineering?
I punti deboli non sono solo i sistemi ma anche le persone, se non sono presenti corrette politiche di comportamento e prevenzione, si aprono "voragini" enormi in grado di esporre ad ingenti rischi.

6. Viene revisionato almeno ogni anno lo stato di salute dell'attività sotto il profilo della sicurezza dei dati e delle informazioni?
C'è sempre qualcosa che cambia, c'è sempre di conseguenza la necessità di adattarsi alle vulnerabilità interne ed esterne. Anche se in presenza di disponibilità economiche ridotte, una revisione periodica minima è d'obbligo.

7. Sulle scrivanie, nei momenti di pausa e a fine giornata lavorativa, rimangono fogli e documenti incustoditi?
I dati sono dati, sempre! E' buona norma non lasciarli mai incustoditi.

8. Si usano normalmente apparecchiature tritacarta per distruggere i supporti cartacei prima di buttarli?
I dati sono dati, sempre! Anche quando non servono più, è necessario quindi distruggerli in maniera corretta.

9. E' presa in esame anche la sicurezza telefonica?
Molti telefoni cordless non sono neanche criptati, basta un semplice scanner per ascoltare le telefonate aziendali.

10. Hanno accesso agli archivi e ai dati solo ed esclusivamente le persone preposte?
Se non è possibile definire con precisione, chi può accedere a che cosa, non esiste neanche il livello di sicurezza minimo.

11. Sono di norma bonificati tutti i supporti Hardware in vendita o in rottamazione?
Tutto l'hardware che non serve più e viene venduto, ceduto o rottamato, continua a contenere dati. Senza una cancellazione sicura o distruzione adeguata dei supporti espone a rischi di lettura e recupero dei dati da parte di persone non autorizzate.

12. Se viene collegata una chiavetta USB in grado di simulare una tastiera od un mouse ad uno dei sistemi operativi, viene segnalato il tentativo di frode?
I sistemi di sicurezza non iniziano e non si esauriscono con un semplice antivirus. Sono necessarie più protezioni per dare livelli di sicurezza accettabili.

13. Sono presenti computer e relativi monitor rivolti verso finestre a vetri trasparenti e senza tende?
Se una azienda lavora a progetti importanti, basta un buon binocolo o un buon telescopio per scoprire molte più informazioni di quanto abbiate idea. La concorrenza può essere sempre in agguato...

14. All'interno dei sistemi informatici, vengono trattati solo dati pertinenti all'ente o il personale immette e tratta senza autorizzazione dati propri? (Foto private, film, musica, utilizzo di email private, documenti, software pirata, etc.).
Se i dipendenti di un ente, senza autorizzazione, immettono e trattano dati personali sui sistemi informatici aziendali, rischiano di esporre i sistemi a rischi di sicurezza, a volte anche gravi. Il trattamento delle informazioni deve essere sempre coerente.

15. Vengono rivelati con non curanza: dati, informazioni, politiche, obiettivi aziendali, con persone non pertinenti o vige abitualmente un atteggiamento di massima riservatezza?
La riservatezza è sempre d'oro! Informare le persone sbagliate può esporre a volte anche a grandi rischi.

Andrea Guzzo

Sicurezza informatica, diversi approcci per realtà diverse. E le piccole e medie realtà?















La sicurezza informatica è sempre stata importante, ma semplicemente, per decenni è stata ignorata...
Complici non solo gli utilizzatori finali delle applicazioni e dei servizi in uso, ma soprattutto coloro che hanno scritto e ancora scrivono codice vulnerabile.
Complici tutte quelle aziende che offrono software, piattaforme e servizi, senza investire in adeguati studi per la protezione dei dati.
Complici tutti coloro che vogliono fare interagire qualsiasi cosa ad ogni costo..., è il business del momento; piattaforme online..., servizi online..., automoblili interattive..., frigoriferi che ti fanno la spesa..., ma ogni cosa ha un prezzo...

Avete voluto far interagire tutto con tutto? Adesso sono guai!
I frigoriferi ci profilano, i televisori interattivi ci spiano ed i telefoni sanno tutto di noi, anche quando sono spenti...

Non ho mai creduto che si potesse fare sicurezza senza "blindare" il più possibile i dati, il tempo mi ha dato ragione. Gli ambienti militari e di intelligence hanno ancora molto da insegnare...
Nel frattempo, la sicurezza non è diventata solo una necessità, ma il business nel business, intanto, le grandi realtà, anche se non lo fanno volentieri, possono investire considerevoli somme per la protezione dei dati e delle informazioni, i piccoli ed i medi continuano a rimanere soli...

L'errore è nell'approccio!

Una piccola azienda non può permettersi un centro di sicurezza che analizza dalla mattina alla sera, codici e protocolli, non funzionerebbe neanche se il servizio fosse esterno. L'approccio sulla sicurezza che realizzi per le piccole imprese è molto diverso e corrisponde a necessità diverse dalle grandi infrastrutture. Non solo, la sicurezza non è un prodotto, a poco serve un firewall se non lo adatti regolarmente a quello che transita sulla rete, a poco serve un antivirus se gli deleghi la protezione di tutto.
A condire per bene l'insalata, ci sono alcuni commerciali disposti a vendervi qualsiasi cosa, facendo leva sull'ignoranza e l'allarmismo, così vi sentirete più sicuri senza sapere di essere nella stessa condizione iniziale, ma con qualche soldo in meno...
Ricordo ancora un "genio" che ho conosciuto anni fa, che vendeva  proxy server con content filter assemblati da lui con vecchie versioni Linux, piene di bug e falle di sicurezza, i clienti però credevano di essere al sicuro.

Ma allora come fare?

Le grosse aziende, hanno processi e personale dedicato alla sicurezza IT, le loro infrastrutture non sono prive di vulnerabilità ma hanno mediamente un alto livello di sicurezza e capacità reattiva agli attacchi. Hanno un approccio mediamente globale ed una attività di controllo costante.
Le piccole e medie aziende, non hanno la stessa possibilità, soprattutto per una questione di costi, ma possono innalzare i loro livelli di sicurezza se insieme ad un bravo professionista, si sottopongono a valide analisi, controlli, attività di audit al fine di individuare almeno le maggiori criticità ed implementare le dovute protezioni. Mantenendo almeno revisioni cicliche e giocando quindi sulla prevenzione.
Individuare punti critici ignorati, implementare le dovute protezioni e attuare revisoni cicliche, non metterebbe al riparo da tutto ma consentirebbe di innalzare in media un livello di protezione informatica che mediamente è basso se non scadente.
Tempo fa, entrando nello studio di un professionista mi bastò fargli una domanda perchè non dormisse sonni tranquilli per un mese. Non aveva minimamente idea di alcuni pericoli a cui era esposto, da allora sta implementando, seppur gradatamente, una serie di processi che innalzeranno i criteri di funzionalità, resilienza e proattività della propria infrastruttura informatica. Non sarà mai totalmente immune, ma avrà gli strumenti adeguati per continuare a lavorare in situazioni critiche e avere sempre i dati a disposizione. Si, è vero, tutto ciò ha un costo che chiunque se potesse ne farebbe volentieri a meno, ma quando ti ritrovi con l'impossibilità di lavorare perchè i dati sono stati danneggiati, cancellati, criptati o quant'altro, allora quel costo che sembrava inutile o fastidioso, diventa un valore aggiunto in grado di permetterti di lavorare anche in un momento critico.

Prevenire dunque, costruendo delle soluzioni intorno ai dati al fine di proteggerli e variando con una revisione ciclica le soluzioni, al variare delle condizioni esterne ed interne alla propria infrastruttura.
Per fare questo è necessaria una certa esperienza, con competenze che non devono arrivare solo dal settore informatico, perchè l'approccio alla protezione dei dati deve essere globale e multidisciplinare.

Il particolare, fa la differenza...

Andrea Guzzo


HoneyBOT in azione con Nmap

Una semplice dimostrazione di come funziona l'honeypot HoneyBOT, ed una breve spiegazione del funzionamento di questi sistemi.
In questo video, viene illustrato il suo semplice funzionamento, mentre viene interrogato da una scansione di rete con Nmap.

https://www.youtube.com/watch?v=mTEdnmOQfwI





















Gli honeypots, letteralmente "barattoli di miele" servono per mettersi in ascolto nella rete, simulano servizi attraverso l'utilizzo delle porte di comunicazione.
Ne esistono di varie tipologie e con diversi gradi di interattività, HoneyBOT per esempio è un honeypot software di media interazione per Windows. Il grado di interazione del prodotto incide anche sulla destinazione d'uso.
In line di massima possiamo dire che meno l'honeypot scelto è interattivo, meno dati raccoglie, in compenso è più stabile agli attacchi.
Il loro compito è di raccogliere informazioni, e se configurati, di lanciare allarmi pre-determinati nel momento in cui si genera traffico nei loro confronti.
Fungono da "trappole", le comunicazioni create possono essere analizzate attraverso i log, per capire se è stata ad esempio lanciata una attività di scanning e raccolta di informazioni, sui servizi o sugli host di una rete. Oppure per rilevare un vero e proprio attacco, fungendo anche da bersaglio, in modo da preservare dagli attacchi, sistemi e segmenti di rete più importanti.
Possono anche servire per esempio, per identificare comportamenti anomali di software e applicazioni.
Rappresentano una delle tante soluzioni, utilizzate per controllare, analizzare e proteggere le reti.
Vengono implementati a livello software, installati nei sistemi operativi, oppure possono essere costituiti da uno o più server, chiamati a dialogare tra di loro, scambiando dati, simulando quindi in manierà più reale rispetto a quelli software, il funzionamento di server e servizi nella rete.
Gli honeypots quindi, diventano efficaci tanto più quanto riescono a simulare, in maniera reale, il funzionamento di host operativi nella rete.


Andrea Guzzo

29 tipologie di attacco hacker praticabili tramite USB



















Alcuni ricercatori dell'università di Ben-Gurion del Negev, in Israele, hanno identificato ben 29 tipologie di attacco tramite USB, utilizzabili per compromettere computer e dati degli utenti.


Classificati come segue in quattro diverse categorie, a seconda della modalità di attacco:

A) Riprogrammando il micro controllore interno del dispositivo USB. Il dispositivo viene visto dal sistema operativo come una normale periferica USB, ma esegue le operazioni come un altro tipo di periferica (es. simulazione di una tastiera);

B) Riprogrammando il firmware del dispositivo USB per eseguire azioni dannose (come download di malware, estrazione di dati, ecc.);

C) Non riprogrammando il firmware del dispositivo USB, ma sfruttando i difetti relativi al modo in cui i sistemi operativi interagiscono normalmente con i protocolli / standard USB;

D) Attacchi elettrici basati su periferiche USB.



A) Attacchi USB con micro controller riprogrammabili:

1) Rubber Ducky - Una piattaforma di attacco per iniezione USB, rilasciata nel 2010. Una volta connessa ad un computer, la chiavetta USB Rubber Ducky viene vista come una normale tastiera che impartisce una sequenza di tasti pre caricata;

2) Piattaforma di attacco PHUKD / URFUKED - Simile a Rubber Ducky, consente ad un utente malintenzionato di selezionare l'ora in cui si impartisce la sequenza dei tasti;

3) USBdriveby - Fornisce un'installazione rapida nascosta di backdoor e sovrascrive rapidamente le impostazioni DNS su un host, emulando una tastiera e un mouse USB;

4) Evilduino - Simile a PHUKD / URFUKED, ma con micro controllori Arduino. Funziona anche emulando una tastiera / mouse e può inviare sequenze di tasti / movimenti del cursore del mouse, in base a uno script pre caricato;

5) Canale USB involontario - Un trojan hardware USB proof of concept (POC), che estrapola i dati voluti;

6) TURNIPSCHOOL (COTTONMOUTH-1) - Un impianto hardware nascosto all'interno di un cavo USB (viluppato da NSA);

7) Attacco RIT tramite archiviazione di massa USB - Attacco descritto in un documento di ricerca. Si basa sulla modifica del contenuto dei file mentre la periferica di archiviazione di massa USB è collegata al computer di una vittima;

8) Attacchi su dongle USB wireless - Una categoria di attacchi esplorata per la prima volta con il rilascio della piattaforma di attacco KeySweeper di Samy Kamkar, uno strumento che registra segretamente e decodifica le battute da molte tastiere wireless RF Microsoft;

9) Default Gateway Override - Un attacco che utilizza un micro controllore per spoofare un adattatore Ethernet USB, sovrascrive le impostazioni DHCP e dirotta il traffico locale.



B) Riprogrammazione maliziosa con attacchi del firmware delle periferiche USB:

10) Attacchi HID basati su smartphone - Descritti per la prima volta in un documento di ricerca, i ricercatori hanno creato driver di gadget Android personalizzati, per sovrascrivere il modo in cui Android interagiva con i dispositivi USB. Il driver dannoso ha interagito con l'API del gadget USB di Android per simulare dispositivi USB con tastiera e mouse collegati al telefono;

11) DNS Override di Firmware USB modificato - I ricercatori hanno modificato il firmware di un'unità flash USB e lo hanno utilizzato per emulare un adattatore Ethernet, che ha consentito loro di dirottare il traffico di rete locale;

12) Emulazione della tastiera tramite firmware USB modificato - Diversi ricercatori hanno mostrato come avvelenare il firmware delle unità flash USB, iniettando codice con emulazione tastiera [vedi punti 1 , 2 , 3];

13) Patch di partizione nascosta - E' stato dimostrato come una chiavetta USB può essere riprogrammata per comportarsi come una normale unità, creando una partizione nascosta che non può essere formattata, consentendo l'estrazione di dati nascosti;

14) Patch di bypass per la protezione della password - Una piccola modifica del firmware di un'unità flash USB, consente agli aggressori di ignorare le password utilizzate per la protezione delle unità flash USB;

15) Breakout della macchina virtuale - I ricercatori hanno utilizzato il firmware USB per uscire dagli ambienti delle macchine virtuali ed interagire con le macchine fisiche;

16) Boot Sector Virus - I ricercatori hanno utilizzato un'unità flash USB per infettare il computer prima dell'avvio [vedi punti 1 , 2];

17) iSeeYou - Programma POC che riprogramma il firmware di una classe di webcam iSight interne di Apple, in modo che un utente malintenzionato possa catturare in modo nascosto, video e foto dalla webcam senza l’accensione del LED.



C) Attacchi basati su dispositivi USB non programmati:

18) CVE-2010-2568 - Exploit LNK utilizzato da malware Stuxnet e Fanny;

19) Backdoor USB in host Air-Gapped - Attacco utilizzato dal malware Fanny, sviluppato da Equation Group (nome in codice per la NSA). L’attacco utilizza l'archiviazione USB nascosta per archiviare i comandi preimpostati che mappano i computer in reti air-gap. Le informazioni sulle reti vengono salvate nella memoria nascosta dell'unità flash USB.

20) Nascondere dati su dispositivi di archiviazione di massa USB - Una vasta raccolta di trucchi per nascondere malware o dati rubati all'interno di un'unità flash USB;

21) Sfruttamenti dell’AutoRun - Esecuzione automatica di file predeterminati, che si trovano nella memoria di un dispositivo USB;

22) Attacchi Cold Boot - Ovvero l'attacco sulla RAM . Gli aggressori possono archiviare un dump di memoria su un'unità flash USB ed estrarre i dati dalla RAM tramite un dispositivo USB;

23) Attacchi basati su buffer overflow - Diversi attacchi che si basano sullo sfruttamento del buffer del sistema operativo quando un dispositivo USB viene inserito in un computer. Ciò accade perché i sistemi operativi enumerano i dispositivi e le funzioni (eseguono determinate operazioni predeterminate) quando viene inserito un dispositivo USB [vedi punti 1 , 2 , 3 , 4];

24) Aggiornamento driver - Attacco molto complesso che si basa sull'ottenimento di un Certificato VeriSign Classe 3 e sull'invio di driver, che vengono automaticamente consegnati e installati sui PC degli utenti quando viene inserito un determinato dispositivo USB. Questo attacco è possibile, ma molto difficile da attuare nel mondo reale.

25) Aggiornamento firmware del dispositivo (DFU) - Gli utenti malintenzionati possono utilizzare l'aggiornamento firmware del dispositivo (DFU), un processo legittimo supportato dallo standard USB, per aggiornare il firmware legittimo locale a una versione dannosa o vulnerabile.

26) USB Thief - Un dispositivo USB basato su un malware per il furto di dati scoperto da ESET .

27) Attacchi su smartphone tramite la porta USB - Gli utenti malintenzionati possono nascondere e distribuire malware (dannosi) caricando la batteria tramite connessione USB.

28) Attacco USBee - Il bus dati del connettore USB emette emissioni elettromagnetiche che possono essere utilizzate per estrarre i dati.



D) Attacchi elettrici:

29) USB Killer - Danneggiare parti hardware, inserendo un dispositivo USB che crea corto circuiti o che tramite programma, attiva una sovratensione elettrica sui componenti hardware (questa attività è possibile anche iniettando codice sul sistema operativo, per esempio tramite connessione di rete).



Il gruppo di ricerca dell’univerità di Ben-Gurion ha indicato in dettaglio tutti questi attacchi in un articolo pubblicato sulla rivista ScienceDirect.

Lo scopo della ricerca era di informare dei molti modi in cui i dispositivi USB possono essere abusati per infettare i sistemi operativi, usarli in modo arbitrario, o rubare segretamente i dati.
Ne consegue che le periferiche USB andrebbero sempre utilizzate in modo opportuno, cercando di prevenire gli usi illeciti e malevoli.


Andrea Guzzo

Vulnerability scanning on Endian Firewall with OpenVAS

In questo video, viene effettuato una scansione delle vulnerabilità su un firewall Endian UTM Community, con l'utilizzo di OpenVAS.

Vulnerability scanning on Endian Firewall with OpenVAS

Endian è un'ottimo brand italiano, l'azienda è nata a Bozano e produce degli ottimi sistemi di protezione per le reti, di classe enterprise.
I suoi prodotti sono apprezzati anche all'estero, scalabili, adatti a piccole, medie e grandi realtà, orientati anche all'industria ed alla protezione di sistemi più particolari come quelli SCADA.
Endian UTM Community, è tra i firewall più conosciuti tra i sistemisti di rete.


Andrea Guzzo

Scansione delle vulnerabilità su NAS OpenMediaVault con OpenVAS

In questo video, è possibile vedere la scansione delle vulnerabilità su un server NAS OpenMediaVault, con il software di vulnerability scanning OpenVAS.

https://www.youtube.com/watch?v=BATGRsqjlVw&feature=youtu.be




La versione scannerizzata in oggetto, è datata, quindi con diverse vulnerabilità irrisolte.
OpenMediaVault è un software NAS completamente gratuito, utilizzato in ambiente casalingo ed in alcuni piccoli ambienti produttivi.
Non adatto per usi professionali dove sia richiesto un alto livello di sicurezza del prodotto.
OpenVAS per chi si occupa di sicurezza è un prodotto che non ha bisogno di presentazioni, utilissimo per identificare le vulnerabilità.


 Andrea Guzzo

Alcuni consigli su come salvaguardare la vostra sicurezza informatica















Impariamo alcune regole utili sulla sicurezza informatica

Considerate i vostri dati informatici sempre a rischio, a seconda delle necessità può essere necessario proteggerli in modo diverso, sono ancora molte le persone che perdono i propri dati per mancanza di copie di sicurezza o ai quali vengono rubati dati sensibili con estrema facilità.

Se utilizzate apparecchiature portatili come laptop, hard disk esterni, chiavette usb etc. che portate all'esterno, il rischio che i vostri dati sensibili cadano in mani sbagliate aumentano notevolmente, esistono modalità di protezione più specifiche per queste problematiche, rivolgetevi al vostro tecnico di fiducia.

Da qualsiasi apparecchiatura informatica si possono estrapolare una quantità di dati impressionante sul vostro conto, compresi dati cancellati, proprio per questo in controtendenza al passato molti furti di apparecchiature informatiche non sono tanto mirati all'apparecchiatura in sè ma ai dati contenuti all'interno. Estrapolare account, password, codici e quant'altro è molto più facile di quanto pensiate, è importante quindi che capiate quali pericoli correte e non ultimo in quali mani affidate l'assistenza informatica delle vostre apparecchiature.

La trasmissione dei dati via cavo è attualmente ancora la più sicura, evitate il più possibile e riservate come ultima scelta l'uso di apparecchiature a trasmissioni wireless, sebbene questa scelta sia in controtendenza con le regole commerciali e di comodità.
Non fidatevi dei consigli tranquillizzanti di molti tecnici o rivenditori, salvo infatti l'uso di apparecchiature, sistemi e soluzioni particolarmente costosi e professionali diventa estremamente facile intercettare il traffico per carpirne informazioni. E' estremamente facile collegarsi alle vostre apparecchiature per usarle come ponte per attività informatiche illecite. Su quest'ultimo punto preciso che nel caso si infiltrino nella vostra rete usandola per navigare a vostra insaputa, nel caso siano effettuati illeciti informatici a danno di terzi le prime persone che gli organi inquirenti potrebbero cercare potreste essere voi! A proposito della debolezza di queste reti ci basta dire per esempio che la sicurezza di una rete protetta con chiave WPA2 non è data dalla lunghezza della password e che è possibile violarla in un giorno di lavoro nei casi più sfavorevoli fino a qualche ora di lavoro e anche meno, per di più con software gratuiti e di facilissima reperibilità...

I sistemi di messaggistica email sono ancora molto bersagliati e usati come veicolo per l'invio di email non desiderate, dal semplice invio di pubblicità, alle email truffaldine, all'invio di software dannoso. Imparate ad usare i filtri di posta, controllate sempre il mittente e non aprite email  sospette, ricordate che gli allegati possono contenere virus o software dannoso, scannerizzate i file con l'antivirus prima di aprirli. Abbiate sempre  un account secondario da usare per iscrizioni varie in modo che diventi un pò l'account email spazzatura di
tutto quello che non vi interessa.

Internet rappresenta al giorno d'oggi un servizio spesso ormai insostituibile ma non per questo senza pericoli, dal momento in cui inizia la vostra navigazione vengono rilevate molte informazioni su di voi, dai semplici dati statistici a dati molto più importanti, imparate quindi a navigare quando serve in modalità anonima, in modo da ridurre alcuni rischi, impedite ai vostri browser di memorizzare password e dati di accesso di qualsiasi tipo. Sebbene non digitare in continuazione dati di accesso sia più comodo vi ricordiamo che come contropartita quei dati possono essere carpiti con facilità da alcuni software.

Scaricate e installate dalla rete software solo quando comprendete cosa state facendo, ci sono infatti siti che con il pretesto di aver rilevato errori o virus sul vostro sistema vi invitano ad installare software in realtà dannoso. Ricordate che alcune tipologie di siti sono a rischio sicurezza elevato, entrate a vostro rischio!

Ricordate che ciò che immettete in rete può diventare di pubblico dominio con molta facilità, non è necessario essere allarmistici ma se metterete in rete solo quello che siete disposti che gli altri vedano non vi ritroverete mai a lamentarvi di nulla, i vostri dati in rete sono di vostra proprietà solo finchè rimangono sotto il vostro controllo.

Imparate ad utilizzare i sistemi informatici in modo che anche i vostri figli possano apprendere da voi come navigare, navigate con loro in modo che possano capire come muoversi, la rete è una risorsa infinita ma non tutto ciò che è in rete è sano, bello ed educativo.
Spiegategli quali sono i pericoli, fategli comprendere come sia facile nascondersi sotto falsa identità e che alcune persone fanno questo per avvicinarsi a loro per fini sbagliati, insegnategli a non manifestare in rete la loro vera identità, a non dare informazioni riservate, come: nome, cognome, numeri telefonici, luogo di residenza, informazioni sui propri familiari. Educateli a comportarsi in rete con
educazione e rispetto allo stesso modo come nella vita reale ma insegnategli allo stesso tempo a non proseguire e ad interrompere i contatti in rete nel caso
in cui si trovino in situazioni di disagio e ad avvisarvi senza vergogna dell'accaduto.


Andrea Guzzo

WiFi hacking su modem/router Sitecom 300N X2

In questo video, mostro come è possibile attaccare una rete wireless, sfruttando una debolezza sulla funzione WPS.

https://www.youtube.com/watch?v=eZ2L3WkNIjQ





















Molti modem/router hanno una funzione chiamata WPS, utilizzata per connettere velocemente a sè nuove periferiche in wireless dotate della stessa funzione.
E' stata scoperta una vulnerabilità che consente di collegarsi senza autorizzazione. Le nove apparecchiature, sembra abbiano risolto la vulnerabilità, ma non tutte le appliance in uso attuale sono prive di questa falla di sicurezza.
Nel video, svolgo l'attacco in maniera molto semplice, partendo da un sistema operativo Windows, con il semplice ausilio di Dumpper e Jumpstart.
Il consiglio generale che posso dare, è sempre quello di disattivare tutto ciò che non è strettamente indispensabile, dovunque posso, lascio sempre questa funzione disattivata...

Attenzione! Il video è a puri fini didattici e dimostrativi, conducete test e attacchi simulati nel pieno rispetto delle leggi!


Andrea Guzzo

Attacco hardware con USB Rubber Ducky e alcune soluzioni

Per attacco bad usb si intende una tecnica tramite la quale si infetta con malware tramite periferiche usb, la classica chiavetta di memoria per intenderci.
Molti antivirus però consentono di rilevare immediatamente anche questo tipo di minaccia, senza contare che negli ambienti più protetti è vietato l’uso delle chiavette usb di memoria.
Come può raggirare il problema un malintenzionato?

USB Rubber Ducky



Artraverso una USB Rubber Ducky è possibile simulare una comunissima tastiera USB.
In questo modo, la periferica, non essendo riconosciuta come una unità di memoria esterna, una volta collegata, può agire indisturbata eseguendo degli script preconfezionati. Simulando in tutto e per tutto una tastiera e lanciando i comandi scelti.
Le istruzioni da eseguire, così come le informazioni utili sottratte, vengono memorizzate all'interno di una Micro SD inserita nel Kit.
Una tipologia di attacco quindi diretta e ravvicinata.


Una rapida soluzione...

Difficilmente un buon antivirus interverrà, almeno chè non interpreti l'esecuzione dei comandi come qualcosa di sospetto.
Si può installare un software con autoprotezione, che consenta in modo selettivo il funzionamento delle periferiche USB scelte. In questo modo le periferiche non riconosciute dal programma non potranno comunicare dati.
Un'altra soluzione, ancora più veloce, economica e pratica, è installare un programma come G DATA USB Keyboard Guard,





il quale riconosce in automatico finte periferiche camuffate da tastiera. In questo modo, ogni tastiera hardware simulata, verrà prontamente riconosciuta e bloccata.

Andrea Guzzo

Protezione ransomware e software di decriptazione

I ransomware sono molto pericolosi, se non identificati in tempo sono in grado di criptare i files e renderli inutilizzabili.
Per difenderci dobbiamo prima di tutto attuare dei comportamenti adeguati in modo da ridurre al massimo il rischio all'esposizione. Avere un buon sistema di protezione in grado di identificare i file malevoli o loro comportamenti sospetti. Nel caso le difese non abbiano funzionato, ripristinare i files dai backup o provare a decriptare i file danneggiati con appositi tool.
Un buon antivirus normalmente ha già integrata all'interno del proprio funzinamento, la capacità di riconoscere un ransomware o il comportamento sospetto di alcuni programmi. Non sempre però è così, come ad esempio per alcuni antivirus gratuiti, che non incorporano a pieno tutte le funzionalità. Un anti ransonmware installato a parte, può essere utile quindi per aumentare la protezione in parallelo ad un buon antivirus o per completare una sua funzione non presente.



Cybereason RansomFree




















La prima proposta cade su RansomFree, leggero ed efficace, molto simile ad Acronis Ransonmware Protection, ma senza richiesta di account. Molti lo annoverano come il migliore.



Acronis Ransomware Protection












Come alternativa al primo, abbiamo Acronis Ransomware Protection. E' un buon prodotto gratuito, per funzionare richiede la creazione di un account. Semplice, efficace e molto leggero, a mio parere migliore del precedente, ma con la pecca della richiesta di registrazione, che molti non amano. Attualmente è possibile raggirare il problema della registrazione mettendo dati fittizi...

















Una alternativa gratuita proposta da Bitdefender, a mio parere con un livello di qualità leggermente inferiore.



Trend Micro Ransomware file decryptor


















Questo prodotto gratuito proposto da Trend Micro, così come altri software simili, svolge una funzione diversa dai precedenti, serve per tentare di rendere riutilizzabili i file che sono stati malauguratamente criptati. E' una utility che tenta quindi di decriptare i file dopo che è stato anche riconosciuto il ransonmware che ha prodotto il danno.
Non sempre sarà possibile avere un risultato certo ed il processo potrà anche richiedere molto tempo, ma in alcuni casi potrà essere l'ultima spiaggia di salvezza...


Andrea Guzzo

Testare la protezione ransomware

Come possiamo effettuare un primo test, in modo autonomo, semplice e veloce, per verificare la capacità di protezione ai ransomware da parte dei nostri sistemi di difesa











Ransomware Simulator è un ottimo programma di test utile per testare la risposta dei sistemi di protezione ai ransomware.
Una volta avviato, esegue tutto una serie di test, simulando diverse tipologie di attacco.



Alla fine della verifica, indicherà il livello di protezione individuato ai vari test effettuati, in modo che si possano nel caso fare ulteriori correzioni.
Il test andrebbe eseguito prima con tutte le protezioni attive e poi in modo selettivo, in modo da capire come agiscono ed interagiscono i vari software di protezione installati. 

IMPORTANTE! Non tutti gli antivirus o anti ransomware si attivano in presenza di questi software di test. RansomFree simula le normali attività di un ransomware, ma non potendo e non dovendo arrecare danni ai dati contenuti nel sistema, crea dei file e prova a criptarli, verificando l'intervento del sistema di protezione.
Potreste avere dei falsi negativi, alcuni sistemi di protezione sono in grado di individuare e riconoscere programmi di test. Come nel caso di RansomFRee per esempio, in quanto molti programmi ransomware, per identificare atteggiamenti sospetti, mettono all'interno del sistema dei file sentinella, in attesa che un eventuale ransomware tenti di criptarlo. Se questi file non vengono toccati, il programma di protezione non interviene. 
Diversa cosa, se l'anti ransomware analizza comportamenti sospetti in modo euristico, funzione già normalmente presente nell'antivirus, il quale si attiverà molto più facilmente dell'anti ransomware. E' molto importante che comprendiate come lavorano il software e se è il caso implementare dei test più mirati e specifici.


Andrea Guzzo

Raid 0 - 5 - 6 - 10 + Spare, punti di forza e debolezza

Modalità RAID 0, 5, 5 + Spare, 6, 6 + Spare, 10, 10 + Spare

Il seguente grafico mostra i punti di forza e di debolezza di ciascun livello RAID.




RAID 5 (default)_____
Nel livello RAID 5 lo striping dei dati viene effettuato su tutti i dischi (devono essere presenti almeno tre dischi) e viene scritto un blocco di parità per ciascun blocco di dati (P nello schema a sinistra) sullo stesso stripe. Se si verifica un errore su uno dei dischi fisici, i dati contenuti su questo disco vengono ricostruiti su quello di riserva. In caso di errore su un solo disco, non si verifica quindi alcuna perdita di dati. Tuttavia, se si verifica un errore sul secondo disco prima del termine della ricostruzione dei dati sull'unità di riserva, si perdono tutti i dati dell'array.














Applicazioni
RAID 5 garantisce una protezione ottimale dei dati unita a un uso efficiente dello spazio su disco. Un eventuale errore su un disco non provoca l'interruzione del servizio perché in questo caso i dati vengono letti dai blocchi di parità. Questo livello è ideale per l'archiviazione e per gli utenti, come i creatori di video, che hanno l'esigenza di accedere regolarmente e rapidamente ai propri dati.

Come calcolare la capacità di un sistema RAID 5
Tutti i dischi di un sistema RAID 5 devono avere la stessa capacità. La capacità di storage di una configurazione RAID 5 può essere calcolata sottraendo uno al numero di unità e moltiplicando tale numero per la capacità del disco, ossia tramite la seguente formula: C = (n-1)*d, Dove:
        
C = Capacità disponibile
n = Numero di dischi
d = Capacità del disco

Ad esempio in un array RAID 5 con quattro unità, aventi ciascuna una capacità di 1.000 GB, la capacità totale dell'array è pari a 3.000GB: C = (4-1)*1000




RAID 5+Spare_____
RAID 5+Spare è un array RAID 5 in cui uno dei dischi viene usato per ricostruire il sistema sull'unità di riserva appena si verifica un errore. Questo tipo di array richiede almeno quattro dischi.Se si verifica un errore su uno dei dischi fisici, i dati continuano comunque a essere disponibili in quanto vengono letti dai blocchi di parità. I dati contenuti sul disco in errore vengono ricostruiti sul disco hot spare. Quando si sostituisce il disco in errore, la nuova unità diventa l'unità hot spare. In caso di errore su un solo disco, non si verifica quindi alcuna perdita di dati. Tuttavia, se si verifica un errore sul secondo disco prima del termine della ricostruzione dei dati sull'unità hot spare, tutti i dati dell'array andranno persi.




Applicazioni
RAID 5+ Spare offre una buona protezione dei dati, ma presenta limitazioni di spazio su disco a causa della necessità di configurare un'unità hot spare, che viene tuttavia usata solo nel caso in cui si verifichi un errore sull'altro disco. La modalità RAID 5+ è utile quando gli utenti hanno l'esigenza di accedere continuativamente ai dati, ovvero di poter garantire la continuità del servizio anche in caso di errore su un disco. Un eventuale errore del disco non richiede un'attenzione immediata, perché il sistema si ricostruisce automaticamente utilizzando l'unità di riserva, anche se il disco in errore deve essere sostituito il prima possibile. 

Come calcolare la capacità di un sistema RAID 5+Spare
Tutti i dischi di un sistema RAID 5+Spare devono avere la stessa capacità.La capacità di storage di una configurazione RAID 5+Spare può essere calcolata sottraendo due al numero di unità e moltiplicando tale numero per la capacità del disco, ossia tramite la seguente formula: C = (n-2)*d, Dove:

C = Capacità disponibile
n = Numero di dischi
d = Capacità del disco 

Ad esempio in un array RAID 5+Spare con quattro unità, aventi ciascuna una capacità di 1000 GB, la capacità totale dell'array è pari a 2000 GB: C = (4-2)*1000




RAID 6_____
Nel livello RAID 6 lo striping dei dati viene effettuato su tutti i dischi (devono essere presenti almeno quattro dischi) e vengono scritti due blocchi di parità per ciascun blocco di dati (p e q nello schema a destra) sullo stesso stripe. Se si verifica un errore su uno dei dischi fisici, i dati contenuti su questo disco vengono ricostruiti su quello di riserva. Questo livello garantisce l'integrità dei dati per errori su un massimo di due dischi. RAID 6 consente di ricostruire i dati presenti sul disco in errore più velocemente.














Applicazioni
RAID 6 consente sia di proteggere i dati che di ricostruirli in modo efficiente in caso di errore su una delle unità. Pertanto, è indicato in particolare per gli utenti che sono più interessati alla sicurezza che alla prestazioni.
      
Come calcolare la capacità di un sistema RAID 6
Tutti i dischi di un sistema RAID 6 devono avere la stessa capacità.La capacità di storage di una configurazione RAID 6 può essere calcolata sottraendo due al numero di unità e moltiplicando tale numero per la capacità del disco, ossia tramite la seguente formula: C = (n-2)*d Dove:
        
C = Capacità disponibile
n = Numero di dischi
d = Capacità del disco

Ad esempio in un array RAID 6 con cinque unità, aventi ciascuna una capacità di 1.000 GB, la capacità totale dell'array è pari a 3.000 GB: C = (5-2)*1000 




RAID 10_____
RAID 10 (talvolta chiamato RAID 1+0) è un altro livello RAID che presenta una combinazione di caratteristiche di altri livelli, ovvero dei livelli RAID 1 e RAID 0. In altre parole, esegue lo “striping di set speculari”, ossia esegue lo striping dei dati su due array speculari. Poiché lo striping viene effettuato tra array diversi e il mirroring nell'ambito dello stesso array, le operazioni di ricostruzione sono estremamente veloci. Gli array RAID 10 devono essere costituiti da un numero di dischi multiplo di quattro. Nei prodotti LaCie con cinque dischi configurati come array RAID 10, il quinto disco viene usato come riserva o non viene utilizzato, come mostra lo schema a destra. Un array RAID 10 è in grado di garantire l'integrità dei dati in caso di problemi su uno dei dischi di ciascuna coppia speculare. Tuttavia, la coppia dell'array che contiene il disco in errore diventa il punto debole di tutto l'array. Se si verifica un errore anche sul secondo disco della coppia speculare, l'array risulta inutilizzabile. 

















Applicazioni
RAID 10 fornisce una buona velocità grazie allo striping del livello RAID 0, ma dimezza la capacità disponibile dei singoli dispositivi se tutti i dischi dell'array hanno la stessa capacità.

Come calcolare la capacità di un sistema RAID 10La capacità di storage di una configurazione RAID 10 può essere calcolata moltiplicando il numero di unità per la capacità del disco e dividendola per 2, ossia tramite la seguente formula: C = n*d/2 Dove:

C = C = Capacità disponibile
n = Numero di dischi
d = Capacità del disco

Ad esempio in un array RAID 10 con quattro unità, aventi ciscuna una capacità di 1.000 GB, la capacità totale dell'array è pari a 2.000GB: C = (4*1000)/2



Andrea Guzzo

Alcune funzioni di base che non dovrebbero mai mancare a protezione dei sistemi operativi

La sicurezza è il risultato di atteggiamenti corretti, giuste soluzioni e prodotti software e hardware che lavorano in concertazione e sincronia.
Negli ambienti IT di un certo rilievo alcune problematiche sono in genere ben conosciute, forse non sempre correttamente applicate, la situazione cambia nei piccoli ambienti produttivi, nelle piccole attività o nei piccoli uffici, dove spesso anche le cose più basilari sono lasciate al caso.
Vediamo allora, alcune delle protezioni base che non dovrebbero mai mancare...



1. Un firewall











E' la prima linea di protezione per filtrare il traffico in ingresso ed uscita. Se non si è esperti si può lasciare attivo quello del sistema operativo, se ne può installare un altro o ancora meglio un Firewall  hardware.
In questo caso si può prendere una appliance dedicata, riutilizzare un vecchio pc, workstation o server, NG Firewall UTM o Endian UTM possono essere adatti al caso. In particolare se si vuole partire da una soluzione economica, personalizzabile, di facile e veloce implementazione. Sono ottimi in casa, in ufficio, piccole attività aziendali, scuole, associazioni ed altro.



2. Un antivirus












Svolge uno dei ruoli fondamentali, che abbiate una soluzione gratuita o a pagamento, centralizzata o no, l'essenziale è avere il prodotto giusto per le vostre necessità. Quelli per uso gratuito in genere sono ottimi ma non hanno tutte le protezioni come quelli a pagamento, in questo caso si può integrare quello che manca con altro software gratuito per avere una protezione completa.
Avast, Kaspersky, G Data, McAfee, solo per citarne alcuni, scegliete voi quello che più si aggrada alla vostre esigenze.



3. Un antiransomware














Trovarsi con i dati criptati e non poterli utilizzare è una delle cose più spiacevoli che possa capitare...
Nel migliore dei casi potreste perdere qualche file importante, foto o altro ma le attività commerciali rischiano di subire dei danni ingenti e lunghi fermi produttivi. La protezione in questo caso non è mai troppa!
Oltre alla protezione inglobata all'interno dell'antivirus, se presente, non è male comunque avere una protezione specifica a parte, un buon antiransonmware farà al caso nostro, gratuito o a pagamento che sia, in base alle necessità. RansomFree o Acronis Ransomware Protection potrebbero fare al caso vostro.



4. Una protezione specifica per supporti USB












Per le aziende, le problematiche derivanti da supporti USB sono un incubo, in particolare per i malware insidiosi che possono veicolare.
Alcuni sistemisti scelgono soluzioni drastiche bloccando completamente le periferiche, altri ne consentono l'uso limitandone l'utilizzo, altri non mettono nessun vincolo.
Ognuno dovrà scegliere la propria soluzione, nel caso se ne consenta l'utilizzo, dovrebbe sempre essere attiva una soluzione per scannerizzare la periferica al suo inserimento, meglio se integrata nell'antivirus. Nel caso non fosse possibile, si può optare per un antivirus parallelo specifico per chiavette USB come USB Disk Security, Mx One Antivirus o similari.



5. Un sistema di Backup
















Qui la questione diventa delicata, se già si sono implementate tutte le soluzioni precedenti, non andiamo male, ma il tema sul backup dei dati diventa sempre un tasto un po' dolente o delicato. 
Un piano di Disaster Recovery non è previsto per tutti, l'attività di Backup è obbligatoria per tutte le attività a partita iva ed enti, piccoli o grandi che siano, facoltativo ma altamente consigliato per gli utenti privati...
Soluzioni raffazzonate, troppo economiche o troppo costose, mal implementate o scelte, specialmente nei piccoli ambienti produttivi, non sono rare.
Possiamo dire come linee guida che una soluzione ottimale deve essere scalabile alle varie esigenze, veloce e pratica da implementare, gestire, controllare e da utilizzare in caso di bisogno.
I brand più conosciuti nel settore sono una garanzia, Acronis, EaseUS, Veeam, Macrium, AOMEI, Arcserve, solo per citarne alcuni.
Guardate il prezzo per ultimo! Prima mettete a confronto le caratteristiche sulla base della qualità del prodotto, delle necessità del momento e future...


Andrea Guzzo

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In questo video, mostro come è possibile attaccare una rete wireless, sfruttando una debolezza sulla funzione WPS. ...

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